Agostino d’Ippona: “La memoria è il ventre dello spirito e invece letizia e tristezza sono il cibo ora dolce ora amaro…”

La stessa memoria contiene anche i sentimenti del mio spirito, non nella forma in cui li possiede lo spirito all’atto di provarli, ma molto diversa, adeguata alla facoltà della memoria. Ricordo di essere stato lieto, senza essere lieto; rievoco le mie passate tristezze senza essere triste; mi sovvengo senza provare paura di aver provato talvolta paura, e sono memore di antichi desideri senza avere desideri. Talvolta ricordo all’opposto con letizia la mia passata tristezza, e con tristezza la letizia. […]

In realtà la memoria è, direi, il ventre dello spirito e invece letizia e tristezza sono il cibo ora dolce ora amaro. Quando i due sentimenti vengono affidati alla memoria, passano in questa specie di ventre e vi si possono depositare, ma non possono avere sapore. È ridicolo attribuire una somiglianza a due atti tanto diversi; eppure non c’è una dissomiglianza assoluta.

Agostino d’Ippona, Confessioni

Le Confessioni (o Confessiones) è un’opera autobiografica in XIII libri di Agostino d’Ippona, padre della Chiesa, scritta nel 398. È unanimemente ritenuta tra i massimi capolavori della letteratura cristiana. In essa, sant’Agostino, rivolgendosi a Dio, narra la sua vita e in particolare la storia della sua conversione al Cristianesimo.

L’opera è costituita da un continuo discorso che Agostino rivolge a Dio (libri 1-9), da qui il termine confessione, e inizia con una Invocatio Dei (“invocazione di Dio”).

Successivamente (capitoli I-IX) l’autore incomincia con la narrazione, interrotta frequentemente da ampie e profonde riflessioni, della sua infanzia, vissuta a Tagaste, e degli anni dei suoi studi e poi di professione come retore nella città di Cartagine. Durante questo periodo Agostino vive una vita dissoluta e corrotta, fino a quando a 19 anni la lettura dell’Hortensius di Cicerone (opera andata perduta) lo indirizza sulla via della filosofia che lo porta all’adesione al Manicheismo. Il suo lavoro lo porta quindi a Roma e poi a Milano, dove avviene la sua conversione al Cristianesimo e viene battezzato dall’allora vescovo di Milano, Sant’Ambrogio. La narrazione autobiografica si conclude con il ritorno in Africa e la nomina a vescovo di Ippona, carica che ricopre a partire dal 395.

Negli ultimi 4 capitoli l’autore rivolge la sua attenzione ad una serie di considerazioni sull’essenza del tempo, specie sul suo ruolo nella vita dell’uomo, e sulla sua origine (risalente alla Creazione), effettuando un commento dei relativi passi della Genesi.

Nella sua opera Agostino svela quindi i tre significati del termine confessio:

  • Il primo è quello di “confessio peccatorum” (confessione dei peccati), in cui un’anima umilmente riconosce i propri peccati; tale significato è sviluppato nella prima parte della narrazione, incentrata sulle dissolutezze e sugli errori degli anni precedenti alla conversione.
  • Il secondo è quello di “laus dei” (lode a Dio), in cui un’anima loda la maestà e la misericordia di Dio; questo si verifica dopo la conversione.
  • Il terzo è la “confessio fidei” (professione di fede) in cui un’anima spiega sinceramente le ragioni della propria fede, come ad esempio viene fatto negli ultimi quattro capitoli.

La fortuna delle Confessioni fu grandissima: se nel De Civitate Dei Agostino è più ispirato e nel De Trinitate più profondo, solo qui raggiunge una sintesi di fede, arte e cultura che nei secoli ispirerà grandissimi artisti e letterati come Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Botticelli.