“Chi accoglie la prospettiva aristotelica non può prescindere dal bene umano nella sfera pubblica…”

Non sembra dunque possibile scindere del tutto la sfera pubblica dalla sfera privata, i principi normativi universali da ogni visione sostantiva del bene. Ciò che non è invece chiaro è se il rapporto tra di esse debba essere quello suggerito da Aristotele. Questo ci introduce in un problema spinoso e ampiamente dibattuto ossia il rapporto che secondo la prospettiva aristotelica deve stabilirsi tra l’etica e la politica.

Un punto resta fuori discussione: chi accoglie la prospettiva aristotelica non può prescindere dal bene umano nella sfera pubblica. Il compito del legislatore, la razionalità che deve dispiegare all’ora di elaborare le leggi, è una razionalità pratica subordinata in parte alla razionalità etica, perché una e l’altra hanno uno stesso principio, il bene umano.

Il legislatore con le sue leggi deve cercare che i cittadini possano raggiungere il loro fine, possano diventare virtuosi. Per raggiungere tale scopo non bastano le leggi, ma non per questo smettono di essere necessarie. Il fatto che l’etica e la politica condividano il più importante dei loro principi non significa che Aristotele voglia negare alla politica ogni autonomia.

E’ vero che per Aristotele la scienza politica non è autosufficiente, in quanto il suo criterio valutativo, il bene umano, riceve la sua giustificazione nell’etica; ma i trattati etici non esauriscono tutto ciò che riguarda la politica, né i principi propri del sapere politico sono pienamente assolti dall’etica”.

La giustizia non ha per Aristotele soltanto una dimensione personale, non è soltanto una virtù del carattere, ma è anche una virtù istituzionale”.

“L’attualità di Aristotele”, a cura di Stephen Louis Brock