Dell’isteria di massa e del (neanche troppo) primordialmente represso

E’ una categoria esaminata tanto dalla sociologia quanto dalla psicoanalisi, tanto dai filosofi in generale quanto dagli storici: l’isteria di massa è un fenomeno che sta assumendo connotati inediti e declinazioni sorprendenti nell’epoca della tecnocrazia. Si nutre di paure ancestrali e insieme, abbondantemente, di cultura spesso cinematografica e mediatica.

Slavoj Žižek, in un passaggio de “Il grande altro. Nazionalismo, godimento, cultura di massa”, ricorda che “ciò che accade nella psicosi è che il punto cieco nell’altro, in ciò che vediamo e/o sentiamo, viene concretizzato, diventa parte della realtà effettiva: nella psicosi, noi sentiamo realmente la voce dell’altro primordiale che ci parla; noi siamo realmente consapevoli di essere sempre osservati”.

“Solitamente – prosegue lo scrittore sloveno – la psicosi è concepita come una forma di mancanza, in riferimento alla condizione ‘normale’ delle cose: nella psicosi qualcosa manca, il significante-chiave (la ‘metafora paterna’) è rifiutato, forcluso, escluso dall’universo simbolico, per poi ritornare nell’universo reale sotto forma di manifestazioni psicotiche. Tuttavia, non è possibile dimenticare il rovescio di tale esclusione: l’inclusione. Lacan ha rimarcato il fatto che la coerenza della nostra ‘esperienza di realtà’ dipende dall’esclusione dal Reale dell’objet petit a: al fine di avere un normale ‘accesso alla realtà’ ci è indispensabile escludere qualcosa, qualcosa deve essere ‘primordialmente represso’. Nella psicosi questa esclusione rimane incompiuta: l’oggetto (in questo caso, lo sguardo o la voce) è incluso nella realtà, con il risultato della disintegrazione del nostro ‘senso di realtà’ e della perdita della realtà”.

Non è questione di un divario eccessivo tra “parole” e “cose”. Al contrario. Succede quando la “realtà” sembra non adattarsi più all’orizzonte della nostra preconoscenza simbolica; proprio quando la “realtà” si avvicina troppo alle “parole”. Se il contenuto delle nostre parole si realizza in modo eccessivamente “letterale”, questa materializzazione può innescare una psicosi, che può essere anche collettiva.

Non è escluso che i futuri libri di testo di medicina approfondiranno, insieme alla peste nera, quella manzoniana e alla spagnola del 1918, le epidemie contemporanee alla luce delle loro globali implicazioni emotive.

“È sufficiente ricordare l’inattesa reazione di Freud quando, dopo aver fantasticato per molti anni sull’Acropoli, la visitò per la prima volta: rimase talmente impressionato dal fatto che tutto ciò che ne aveva letto fin da giovane esistesse realmente e apparisse esattamente come era descritto nei libri, che la sua prima reazione fu un irresistibile sentimento di “perdita di realtà”: no, tutto questo non può essere reale!”, scrive Žižek. La stessa reazione, quando scossa in una coscienza collettiva, si trasforma in fenomeno di massa. Il cui controllo, ovviamente, necessita di strumenti intellettuali (prima ancora che politici) nuovissimi.

Eretico.it