Dostoevskij: “Mai la ragione è stata in grado di definire il bene e il male o anche separare…”

Mai la ragione è stata in grado di definire il bene e il male o anche separare il bene dal male, sia pure approssimativamente; al contrario li ha sempre confusi in modo meschino e vergognoso; mentre la scienza ha dato soluzioni brutali. 

Fëdor Dostoevskij, I demoni

I demoni, pubblicato in volume per la prima volta nel 1873, porta un titolo che ha subito variazioni a seconda della casa editrice: mentre il titolo più usato è appunto quello de I dèmoni (plurale di “demone”), si sono avuti anche come titolo I demònî (plurale di “demonio”), Gli indemoniati o Gli ossessi. Il titolo si riferisce appunto ai ‘diavoli, posseduti, spiriti maligni’ rappresentati da alcuni dei personaggi principali.

La seconda moglie di Dostoevskij, Anna Grigor’evna Dostoevskaja, racconta che chi veniva a comprare le copie del romanzo, spesso ne storpiava il nome: “Qualcuno lo chiamava Le forze nemiche, un altro diceva «Sono venuto per i diavoli»; un terzo chiedeva alla cameriera «Una decina di diavoli». La vecchia bambinaia, sentendo questi nomi, se la prendeva con me, dicendo che, da quando tenevamo in casa gli spiriti impuri, il suo pupillo (mio figlio) era diventato irrequieto e dormiva male la notte”.

“Io ripongo grandi speranze nel romanzo che sto attualmente scrivendo per il “Messaggero Russo”: così scrive Dostoesvkij il 5 aprile 1870, in una lettera indirizzata a Nikolaj Nikolaevič Strachov, filosofo e amico personale. L’opera che l’autore ha in mente si sta formando lentamente ma inesorabilmente da due anni: Sarà il mio ultimo romanzo. Avrà l’ampiezza di Guerra e pace, scrive con enfasi il giorno dopo ad Apollon Nikolaevič Majkov, anche se poi in realtà l’opera non è stata la sua ultima.

Nella stessa lettera rivela che il titolo che ha in mente è Vita di un grande peccatore, titolo che non vedrà mai la luce, perché la storia a cui Dostoevskij sta lavorando è talmente ampia che alla fine verrà sviluppata in due romanzi distinti: I demoni e L’adolescente.

La seconda moglie di Dostoesvkij testimonia che il marito era molto interessato agli avvenimenti politici dell’epoca, che il fratello di lei gli raccontava. Il 21 novembre 1869, infatti, lo studente universitario Ivan Ivanovič Ivanov viene ucciso da una cellula rivoluzionaria capeggiata da Sergej Gennadjevič Nečaev (autore insieme a Bakunin dell’opera Catechismo del rivoluzionario). Il processo di Nečaev provoca scalpore in tutta la Russia e si conclude con la condanna del colpevole a 20 anni di carcere.

Dostoevskij aborrisce il declino morale che la gioventù russa sembra stia subendo. Ivan Sergeevič Turgenev, con il suo famoso romanzo Padri e figli, aveva già d’altronde fatto conoscere ampiamente al grande pubblico il concetto di nichilismo, una corrente di pensiero che si diffonde rapidamente in quegli anni fra i giovani, cosa che infastidisce fortemente Dostoevskij.Nečaev, il rivoluzionario organizzatore di cellule terroristiche, si trasforma nel personaggio di Pëtr Verchovenskij, mentre lo studente universitario Ivanov veste i panni di Šatov. Ma durante la lavorazione nella mente dell’autore si affaccia il “vero” protagonista del romanzo, che sarà il ‘demone’ Nikolaj Stavrogin.

Iniziato a scrivere verso la fine del 1869, il romanzo appare subito problematico per l’autore. Scritta infatti una prima parte, l’autore viene “visitato dall’autentica ispirazione e a un tratto mi sono innamorato del mio tema”, come scriverà il 21 ottobre 1870. Riscrive quella prima parte, seguendo l’ispirazione avuta, finché sorge un altro problema: “si è fatto avanti un nuovo personaggio che avanzava la pretesa di essere lui il vero protagonista del romanzo, cosicché il precedente protagonista (un personaggio interessante, ma che effettivamente non meritava il ruolo di protagonista) si è ritirato in secondo piano. Questo nuovo protagonista mi ha talmente affascinato che ho cominciato un’altra volta a riscrivere il romanzo”.

Il “vecchio” protagonista è Pëtr Verchovenskij che, come novello Nečaev, porta avanti i suoi propositi rivoluzionari reclutando e organizzando uomini al proprio scopo. Il “nuovo” protagonista è invece Nikolaj, figura che incarna un’altra tipologia di giovane odiata dall’autore: quello del viziato annoiato e immorale. Eppure Dostoevskij sembra nutrire per lui un affetto ed attenzione maggiore che per gli altri; fa nascere il cognome del personaggio dalla parola greca σταυρός (stauròs) che significa “croce”, volendo dare elementi religiosi ad un personaggio che a prima vista non pare proprio averne. Eppure sarà l’unico dei tanti “peccatori” del romanzo che prenderà pienamente coscienza dei propri peccati e che pagherà spontaneamente per questi.