“Einstein così attaccato alla concezione ottocentesca della causalità”

Deve essere stato intorno al 1950. Camminavamo, io e Einstein, lungo la strada che dall’Institute for Advanced Study conduceva alla sua abitazione, quando a un tratto egli si fermò. «Veramente è convinto — mi chiese — che la Luna esista solo se la si guarda?».

Premetto che la nostra conversazione non era di carattere specificamente metafisico: verteva infatti sulla teoria dei quanti, e in particolare su che cosa si debba ritenere fattibile e conoscibile nel senso dell’osservazione fisica.

Come tante altre volte, mi ero goduto la passeggiata ed ero soddisfatto della conversazione, benché fosse terminata in modo inconcludente. Ci ero abituato, ma sulla via del ritorno non potei fare a meno di chiedermi, ancora una volta, perché mai quell’uomo, che aveva offerto un contributo alla creazione della fisica moderna, rimanesse così attaccato alla concezione ottocentesca della causalità.

Abraham Pais (1918 – 2000), fisico e storico della scienza danese naturalizzato statunitense