Hans Küng: “Anche una ragionevolezza assolutizzata, un razionalismo ideologico può essere una superstizione”

Non posso e non voglio spegnere la mia ragione nelle questioni della fede. Tutto ciò che è assurdo, oscuro, infantile, zotico, reazionario, mi è estraneo. Così come ogni forma di isteria pseudoreligiosa di massa o addirittura globale, come quella che si scatena per esempio attorno al tragico incidente di una bella principessa o alla morte inaspettata di una popstar avvolta dagli scandali o a quella pubblica di un papa, diffusa dai media. Non sono quindi meno critico di chi critica la religione.

I razionalisti critici dovrebbero esserlo di più nei miei confronti, ma naturalmente dovrebbero esserlo a maggior ragione i dogmatici acritici. Anche una ragionevolezza assolutizzata, un razionalismo ideologico può essere una superstizione, così come un dogmatismo teologico. lo comunque ho poca voglia di discutere sia con i razionalisti irrigiditi sia con i dogmatici immobili. Più di una volta ho constatato che nella polemica entrambi si dimostrano incapaci anche solo di riportare in maniera corretta le mie opinioni. In quelle circostanze la loro ratio viene offuscata dalla passio.

Hans Küng, “Ciò che credo”

Hans Küng (Sursee, 19 marzo 1928) è un teologo, presbitero e saggista svizzero. Oltre ad essersi dedicato anche allo studio della storia delle religioni, in particolare quelle abramitiche, Küng è noto internazionalmente soprattutto per le sue posizioni in campo teologico (rifiuta il dogma dell’infallibilità papale) e morale, spesso critiche verso la dottrina della Chiesa cattolica. Sebbene nel 1979 sia stato costretto a lasciare la facoltà cattolica, continua a lavorare come professore emerito di teologia ecumenica all’Università di Tubinga.