Jean-Paul Sartre: “Mi ripugna il pensare che sto per rivedere le loro facce ottuse e piene di sicurezza…”

«Che imbecilli. Mi ripugna il pensare che sto per rivedere le loro facce ottuse e piene di sicurezza. Legiferano, scrivono romanzi populisti, si sposano, hanno l’estrema stupidità di fare figli. E frattanto la grande natura incolta s’è insinuata nella loro città, s’è infiltrata dappertutto, nelle loro case, nei loro uffici, in loro stessi. Non si muove, si mantiene ferma in essi, essi vi stanno dentro in pieno, la respirano e non la vedono, credono che sia fuori, a venti miglia dalla città. Io la vedo, questa natura, la vedo… So che la sua sottomissione è pigrizia, so che essa non ha leggi: quella che scambiano per la sua costanza… Non ha che abitudini, e le può cambiare domani».

Jean-Paul Sartre, La nausea

Secondo la visione esistenzialista di Sartre, la nausea è una dimensione metafisica ed un atteggiamento psicologico nei confronti dell’esistenza. La condizione dell’uomo, che l’autore definisce “orrore di esistere” viene intesa, dunque, come solitaria ed angosciosa. Sebbene viva in società, l’individuo è solo in ogni istante, e dunque è condannato a decidere in modo autonomo come agire. L’esistenzialismo si realizza quindi nella categoria della libertà e nella consapevolezza che tale libertà dia più importanza alle nostre azioni. La posizione sartriana espressa nel romanzo non suggerisce però una visione pessimistica della realtà, bensì ottimistica, poiché concepisce l’uomo come detentore di libertà intellettuale e morale.

La nausea, scritto nel 1932 e pubblicato nel 1938, dopo numerose radicali revisioni (nel 1934, nel 1936 e, infine, nel 1938), in origine prendeva il titolo di Melancholia, in onore dell’omonima incisione del pittore Albrecht Dürer. Fu l’editore Gallimard a chiedere all’autore di cambiare il titolo, non ritenendolo sufficientemente “affabile” per il pubblico, in La Nausea.