Pareyson: “L’importante non è la ragione per se stessa…”

L’importante non è la ragione per se stessa ma la verità: il valore della ragione dipende dalla sua vincolazione alla verità e dalla sua radicazione ontologica.

Luigi Pareyson, Ontologia della libertà

Luigi Pareyson (Piasco, 4 febbraio 1918 – Milano, 8 settembre 1991) è considerato tra i maggiori filosofi italiani del XX secolo. Fu tra i primi a far conoscere in Italia l’esistenzialismo tedesco, facente capo principalmente ad Heidegger e Jaspers, e a riconoscersi in questa visione (La filosofia dell’esistenza e Carlo Jaspers, 1940), in un quadro dominato dal neoidealismo. Si dedicò anche a dare una nuova interpretazione dell’idealismo tedesco non più in chiave hegeliana (Fichte, 1950), individuando in Friedrich Schelling un precursore a cui l’esistenzialismo doveva la propria ascendenza, sostenendo che «gli esistenzialisti autentici, i soli veramente degni del nome, Heidegger, Jaspers e Marcel, si sono richiamati a Schelling o hanno inteso fare i conti con lui».

Per Pareyson l’esistenzialismo tedesco andava ripreso in chiave ermeneutica: considerava la verità non un dato oggettivo, come avviene nella scienza, ma come interpretazione del singolo, che richiede una responsabilità soggettiva. Chiamava la propria posizione «personalismo ontologico».

Si è dedicato anche a ricerche storiografiche, individuando nella filosofia tedesca post-hegeliana due correnti, riconducibili rispettivamente a Søren Kierkegaard e a Ludwig Feuerbach, e che sarebbero sfociate rispettivamente nell’esistenzialismo e nel marxismo.

Il suo percorso filosofico, da lui stesso sintetizzato, ha attraversato principalmente tre fasi:

  1. una più propriamente esistenzialista, attestata cioè su un esistenzialismo personalistico, in dialogo con Kierkegaard, che riconosca come la comprensione di se stessi è resa possibile solo dalla propria relazione con l’Altro;
  2. una seconda incentrata sull’ermeneutica, ossia nel farsi strumento di interpretazione della verità, volgendosi ad una comprensione ontologica delle condizioni inesauribili dell’esistenza, che ripercorrendo Heidegger si tramuta da angoscia del nulla in ascolto dell’Essere;
  3. l’ultima che si richiama a un’ontologia della libertà, più vicina a Schelling, ritenuto un filosofo talmente attuale da essere persino «post-heideggeriano», la cui interpretazione «può essere innovata a partire da Heidegger proprio perché Heidegger ha avuto Schelling all’origine del suo pensiero».

Pareyson reinterpreta le tre fasi del suo pensiero alla luce del passaggio dalla filosofia negativa a quella positiva di Schelling, ossia il momento in cui la ragione, prendendo atto della propria nullità, si apriva allo stupore dell’estasi, in una maniera non necessaria né automatica, bensì fondata su una libertà che non esclude tuttavia la continuità. Solo ammettendo questa libertà si può approdare da una filosofia puramente critica, negativa, ad una comprensione dell’esistenza reale, oltre che della possibilità del male e della sofferenza.