“Per un pugno di like. Perché ai social network non piace il dissenso”

Ascesa e possibile declino del pollicione che ha cambiato il mondo. Un saggio che si occupa di una questione piccola, vicina, ordinaria – quel “mettere like” che facciamo decine di volte al giorno – per mostrarne la grandezza, la serietà e gli effetti che ha sul nostro vivere in società. Non si tratta di un testo apocalittico che sfrutta lo spaesamento dato dalla rivoluzione digitale per trasformarlo in facile invettiva contro l’invasione della tecnologia delle nostre vite, ma di una riflessione che, nel ripercorrere la storia del like e i suoi meccanismi, ha come esito quello di chiamare a una maggiore responsabilità e partecipazione tutti gli utenti dei social network, e non solo.

In queste pagine non troverete compiacimento, ma il suo contrario. Non vi verrà voglia di mettere like a ciò che c’è scritto qui, ma vi sentirete un po’ scomodi, vi ritroverete in una posizione che forse non avreste voluto ricoprire, proverete anche un senso di vertigine pensando a come finora avete usato il tasto del pollice in su o del cuoricino (a seconda delle piattaforme) senza dargli molto peso.

Il libro che avete per le mani vi sottoporrà a una specie di cura del dissenso che aiuta a scoprire qualcosa in più della realtà che ci circonda, proprio nel momento in cui siamo immersi fino al collo in una cultura del consenso (del like, appunto) che di quella realtà tende a oscurare parti importanti. Un testo che prima di schierarsi contro il like cerca di capirlo e farlo capire, ricostruendone la storia e l’evoluzione, valutandone le ricadute sociali e persino legali, con la convinzione che sarà proprio la riscoperta della complessità del fenomeno la vera alternativa al disagio a cui ci costringe il sistema del like-consenso.

Non temete, però, non siete di fronte a un libro difficile. Perché l’alternativa alla prospettiva ridotta del “mi piace” non è la complicazione inutile, ma la capacità di andare all’essenza. E questo testo è così, essenziale e chirurgico: non c’è nemmeno una parola in più del necessario. È una specie di cassetta degli attrezzi minima, utilizzabile da tutti, per intervenire in modo efficace nella vita iperconnessa in cui siamo immersi.

Dalla prefazione di Bruno Mastroianni

Simone Cosimi, Per un pugno di like. Perché ai social network non piace il dissenso